
Il
Natale di un tempo, tra " Uciacculunu", " U ciaramiddaru " e " Pippinu u
sciacquatu "
da " Il carinese
" numero di Dicembre

Natale,
si sa, è la festa più importante tra tutte le ricorrenze dell' anno. Come
tutte le feste che si rispettino, in questo periodo si mescolano riti,
usanze e credenze che oramai fanno parte della nostra tradizione e senza
le quali la festa stessa perderebbe quell' immancabile fascino.
Il clima natalizio ormai si respira da metà novembre quando, soprattutto,
i grandi centri commerciali cominciano ad addobbare le vetrine di fili
multicolori e festoni; da lì all' Immacolata il passo è davvero breve.
La solennità dell' Immacolata Concezione apre ufficialmente le festività
natalizie: come da tradizione a Carini la statua dell' Immacolata viene
portata in processione dalla chiesa di San Rocco (sant ' Antonino) fino
alla chiesa Madre. La domenica successiva invece la statua ritorna nella
chiesa di origine.
Un tempo nella vigilia di questo “ritorno” veniva realizzato “U Ciacculuni”,
un grande falo' alto quasi 5 metri sorretto da delle travi montate
trasversalmente; conclusasi la santa messa in Chiesa Madre, esso veniva
acceso e portato a spalla da Piazza Duomo fino alla Chiesa di San Rocco,
seguendo il percorso che l' indomani avrebbe seguito la statua della
Madonna.
Gli organizzatori di questo rito erano “i cicuriara” e i “disalora”,
rispettivamente raccoglitori di cicoria ed erbe di montagna e raccoglitori
di “disa” (ampelodesmo); essi si occupavano sia della raccolta della legna
per il falò che della realizzazione della stessa processione; “u
ciacculuni” veniva costruito ‘o chianu u’ Rusariu’ (Piano San Domenico).
Negli anni questi nostri concittadini erano diventati molto abili, perché
dotati solo di una cerata, riuscivano a completare l' intero percorso
senza far crollare la catasta di legna e soprattutto senza bruciarsi
quando le fiamme ardendo si andavano gradualmente abbassandosi verso la
base del “ciacculuni”.
Tra coloro che “accollavano” ricordiamo: Filippu Cicireddu, u’ Zu Turi
Lentini (Palummieddu), u’ Zu Viciuzzu U Cricchiu, u’Zu Piddu Sarduzza
(Giuseppe Aiello), e Giuseppe Lo Cricchio.
Questo era un rito molto suggestivo a cui partecipava tutta la comunità
(soprattutto quella giovanile), che con grande trepidazione e fervore
“scortava” il falò fino alla porta della Chiesa di Sant’Antonino, dove
dopo circa un’ora di processione il fuoco quasi esaurito veniva
rinvigorito da nuova legna che ne determinava uno nuova vigoria prima
dell’esaurimento finale.

La festa dell'
Epifania 1957 : I re Magi partivano da tre punti del paese e arrivavano in
piazza Duomo dove veniva celebrata una funzione
Prima del Santo Natale, un’altra ricorrenza che arricchisce il nostro
bagaglio di usanze e tradizioni, è la festa di Santa Lucia, che pur non
prevedendo alcuna processione, per i credenti mantiene una posizione
significativa; in questa giornata anche oggi sono in tanti a digiunare in
onore della santa, rievocando la vigilia del 13 dicembre 1624, quando nel
periodo in cui la peste e la fame flagellavano la nostra popolazione,
sbarcò sulle rive siciliane un ingente carico di grano che venne suddiviso
al popolo, che affamato lo cucinò subito, ottenendo quella che venne
chiamata la “cuccia”. Assieme alla “cuccia” con la farina di ceci vennero
sperimentate le panelle, che oggi rappresentano una delle pietanze
tipicamente della provincia palermitana.
Nei giorni che procedono Natale (la novena 16-24 dicembre) poi, come non
ricordare i “Ciaramiddara”, suonatori vestiti da pastori che suonavano la
“Ciaramedda” (una sorta di cornamusa realizzata con la pelle degli
animali), tra cui ricordiamo Pippunu u Sciacquatu (Giuseppe De Maria) e
Vicenzu Zaccagnolu (Vincenzo Lucido). Di recente questa tradizione è stata
ripresa da Antonino Randazzo e da Vincenzo Brasile, che, mossi dalla
passione per la musica e le tradizioni, hanno riproposto questa antica
usanza.
Queste usanze ovviamente seguono tutto il solenne rituale del Santo
Natale, che come per ogni festa che si rispetti ha nel suo lato culinario
la parte più tradizionale: bruciuluna, cucciddata, pasticciuotta, ecc..
sono solo alcune delle pietanze che “definiscono” questo periodo
dell’anno.
Nell’era in cui è cambiato pure il modo di scambiarsi gli auguri, con gli
SMS che ha quasi abolito l' anacronistica ma romantica cartolina di
auguri, Natale per molti di noi significa soprattutto il ripetersi di quel
grande miracolo della venuta sulla terra del figlio di Dio, nato in una
grotta, povero tra i poveri, portatore della luce e della speranza.
Ridiamo un senso a questa festa, diamole il giusto valore, mettiamo in
atto qualcosa di buono: facciamo quella telefonata che dovevamo fare da
tempo, andiamo a trovare quell' amico sofferente che da tanto tempo non
vediamo, mettiamo da parte quelle incomprensioni nate per un stupido
motivo o perché non abbiamo avuto il coraggio di ammettere di avere
sbagliato, guardiamo in faccia la persona che vogliamo bene e
rinnoviamo i nostri sentimenti, prendiamo un libro di favole e
raccontiamone una a nostro figlio……e allora si che possiamo dire che è
Natale, allora si che possiamo dire di avere dato un senso a questo
giorno, che altrimenti passerebbe via, insieme a tutti gli altri.
Buon Natale.
Pino Mignano
dicembre 2009