Piccole storie carinesi

 

.....storie, storielle e curiosità, " in diretta" da Carini

La bandiera di via Passo d' Acqua

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5 Maggio 1972 La strage di Montagna Longa

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Lillina e Vituzzu

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" I 'ncuri "

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La filosofia di nonna Caterina

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La grande boxe a Carini

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Le corse dei cavalli

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La famiglia Pistone

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Santi Cosma e Damiano

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U zu Ninu ru gelatu

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Festa dei morti

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Natale di un tempo

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Carini il paese della manna

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Il Carnevale di una volta

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Roberto Basile

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Vito 'u Panillaru

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Totuccio Aiello

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Il matrimonio di una volta

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La mamma dei Carinesi

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Suor Alessandra

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IL CARNEVALE DI UNA VOLTA TRA "TABACCHIERE" E "CHIACCHERE"

 


Subito dopo le festività natalizie il carnevale era un tempo il periodo più atteso dell' anno. Oggi purtroppo questa tradizione si è persa, eccetto qualche festa privata organizzata nei locali e nei pub della città.
Dal dopoguerra in poi il periodo del carnevale era sinonimo di spensieratezza e divertimento. Il carnevale, che “cade” nel periodo tra febbraio e marzo, sette settimane prima della Pasqua, che è una festa mobile, poiché la data è fissata di anno in anno,la domenica successiva alla prima luna piena dopo l'equinozio (21 marzo). Quattro sono i giovedì che precedono la festa del carnevale, chiamati “ u giovedì ru zuppiddu, “u giovedì ri cummari”, “ ri parenti” e “u giovedì grasso “. Dal “giovedì grasso” in poi il carnevale entrava nel vivo e la parola d'ordine era divertirsi: balli in maschera, scherzi e grandi abbuffate (salsiccia sia al sugo che arrostita, “bruciuluna”) facevano da contorno a questi momenti lieti. Come non ricordare poi le tante “Moto Api” addobbate con le quali “i Mascarati” andavano girando per le strade arrostendo salsiccia, bevendo vino, mangiando i dolci tipici di questa ricorrenza, cioè il cannolo con ricotta, le “chiacchiere” e la “pignolata”. Fino agli anni sessanta, tanti giovani, in un clima scherzoso, solevano preparare artigianalmente delle “tabacchiere”, ossia delle scatole all' interno delle quali venivano posti delle caramelle o dei confetti: la malcapitata di turno che prendeva il confetto faceva scattare l' elastico, determinando un fitto dolore al dito; c'era chi invece si vestiva da marinaio e creava una canna da pesca alla cui estremità veniva sistemata una ciotola con delle caramelle, pronte per essere offerte: nel momento in cui si provava a prendere la caramella il “marinaio” tirava la canna in dietro.
Tra le tante manifestazioni che celebravano questa tradizione, un posto d' onore spetta al “Carnevale del Fanciullo”, un concorso che vedeva in gara le “maschere” artigianali più originali; era questa un momento di festa per tanti bambini e per le loro famiglie. Intanto le serate carinesi erano allietate da i tanti gruppi in maschera che riempivano le strade, andavano ballando nelle numerose case o magazzini adibiti per l’occasione a sale da ballo; non importava tanto come ci si mascherava, bastava un cappuccio nel quale fare due buchi per gli occhi e uno per la bocca (tipo beati Paoli) e qualche indumento vecchio quali vestaglie, abiti di musure piu' grandi, questo perché la semplicità e la spensieratezza erano i tratti salienti dell’avvenimento.
 
Veri protagonisti del Carnevale carinese, sono da sempre stati “Lillina e Vituzzu” ossia Lino Russo (Anerio) e Vito Amato, che ogni hanno mettevano in scena, con i pochi mezzi disponibili, vere e proprie pantomime per le strade del paese, coadiuvati dalla banda Musicale V.Bellini anch' essa rigorosamente in maschera. La festa continuava fine a notte alta e si ripeteva la domenica, il Lunedì (“ru Picurareddu”) e il martedì.    L' ultimo giorno si celebrava la morte “ru nannu” (un pupazzo di cartapesta), attraverso la lettura del suo testamento e della sua cremazione, che simbolicamente definiva la fine del periodo carnevalesco. Alla mezzanotte, si entrava ufficialmente nella quaresima, periodo per i cristiani di penitenza ma la festa continuava fino all' alba (quasi un rito andare a mangiare i cornetti caldi al bar dell' aeroporto di Punta Raisi, poiché era il primo che apriva). Il Mercoledì, fino a metà mattinata in giro non si vedeva nessuno, tutti stanchi della nottata di baldoria appena trascorsa, mentre in tutte le chiese si celebrava la giornata della ceneri, cioè il rito con il quale veniva posta sul capo della cenere, a ricordare la fragilità della condizione umana. La chiesa, inoltre, durante il periodo del Carnevale era solita celebrare le “Sante Quarantore”, ossia l' esposizione e l' adorazione dell' Eucaristia, rappresentando così una forma di penitenza e di riflessione. Dagli anni novanta in poi, le nuove normative in materia di sicurezza nei locali da ballo, hanno imposto diversi obblighi per i promotori delle feste, quindi in molti preferirono rinunciare o magari optare per qualche locale notturno o pizzeria, decretando in questo modo la progressiva decadenza di uno dei momenti più belli che si ricordano feste di Carini. Ai nostri figli, potremo solo raccontare delle mazzate che si prendevano per strada, dei campanelli che si suonavano per poi scappare via, dei coriandoli che a chili ci gettavamo a vicenda, delle risate per quelle maschere buffe o perché sotto a quelle maschere c'era quell' amico che te ne ha fatte di tutti i colori, tanto era quasi impossibile scoprire la sua identità.
Pazienza!!!! In fondo…. è carnevale tutti i giorni.

 Pino Mignano - Febbraio 2010