Piccole storie carinesi

 

.....storie, storielle e curiosità, " in diretta" da Carini

La bandiera di via Passo d' Acqua

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5 Maggio 1972 La strage di Montagna Longa

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Lillina e Vituzzu

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" I 'ncuri "

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La filosofia di nonna Caterina

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La grande boxe a Carini

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Le corse dei cavalli

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La famiglia Pistone

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Santi Cosma e Damiano

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U zu Ninu ru gelatu

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Festa dei morti

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Natale di un tempo

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Carini il paese della manna

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Il Carnevale di una volta

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Roberto Basile

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Vito 'u Panillaru

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Totuccio Aiello

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Il matrimonio di una volta

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La mamma dei Carinesi

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Suor Alessandra

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LA "MAMMA" DEI CARINESI
 
di Pino Mignano
in collaborazione con www.ilcarinese.it
 

  4-4-1997 è questa la data che ha visto nascere nell’ex Ospedale Santo Spirito, l’ultimo carinese, da quel momento i nostri neonati hanno visto la luce a Partinico o a Palermo, vista fra l’altro l’assenza di cliniche private nel nostro territorio.
Tutto conoscono la vicenda dell’Ospedale di Carini, che nonostante scioperi e proteste dei cittadini, venne chiuso per snellire la spesa della sanità siciliana.
Il nostro viaggio nel passato alla ricerca di coloro che attraverso il loro mestiere si sono fatti conoscere da tutti, inizia con questa premessa, poiché questo mese parliamo di un personaggio strettamente legata alla “vita” del “Santo Spirito”. Molti di noi sono nati tra le sue mani ed è la prima persona che abbiamo visto quando siamo venuti alla luce. Stiamo parlando della signora Rosa Gulino, per tutti “a signora Rosa” ostetrica per quasi 30 anni. La signora Rosa nasce nel 1924 a Sciacca. All' età di 22 anni ottiene il diploma di ostetrica presso l' università di Palermo e nel 1950 viene nominata ostetrica condotta a Villagrazia di Carini (che allora contava circa 800 abitanti). Abitava presso una piccola casetta nel plesso scolastico nella tenuta del Barone Tagliavia.

 

Ben presto divenne molto abile nel suo lavoro. Non esistevano orari di lavoro prefissati: quando arrivava “la chiamata” si recava presso il domicilio della partoriente, è qui iniziava ad assisterla dal travaglio fino alla nascita vera e propria (solo nei casi più gravi si metteva la paziente sul primo mezzo disponibile e si portava a Palermo).
Sono tanti gli aneddoti legati alla sua figura, sicuramente uno di quelli che più sono rimasti nella memoria collettiva, è il parto trigemellare dei fratelli Conigliaro, un parto ad alto rischio avvenuto senza aiuto del personale medico (per la cronaca i tre gemelli pesarono kg 1.1 - 0.900 0.750). Tante sono le testimonianze che abbiamo raccolto in giro, e tutte raccontano della sua umana bontà e solidarietà.
Dalle sue mani sono passati i gemelli Misseri (“ I ruggiarieddi”) ai quali essa stesso diede il secondo nome, tante donne che convinse a non abortire, tante donne alla quale donò aiuto e conforto anche nel post parto. Rosa vedeva nella nascita di un figlio uno dei più grandi doni che Dio abbia fatto alla donna, che essendo un essere fisiologicamente e anatomicamente predisposto per procreare, rinunciare ad un figlio voleva dire negare la stessa natura della donna, togliendole dignità. Donna dalla grande fede, sosteneva con forza l’idea che i figli sono una grazia che Dio manda; paradossalmente lei però ebbe un solo figlio. Nel 1966 inizia la “sua opera” presso il nosocomio locale, lavorando al fianco dei più bravi medici dell' epoca quali il dottore Nicolo' Cucinella, il dottore Amenta, il dottore Lo Presti, il dottore Di Pace, assieme alle colleghe Lina Cusumano, Isabella Marinaro e la giovane Caterina Armetta (all' epoca ancora infermiera professionale). Il figlio Salvatore ci ricorda come sua madre vedesse nel suo lavoro una missione di vita: “dedicava anima e corpo al suo lavoro, spesso lavorava con poche ore di sonno, “contrastate” a caffè e sigarette e neanche un primo infarto la fermò dall’aiutare una partoriente”.
Un curiosità: Rosa non voleva che a presenziare in sala parto ci fosse qualcuno vestito di nero, diceva che era segno di maleaugurio. L’aggravarsi dei problemi al cuore, determinò la morte il 31-05-1987.
Di lei ci rimane il ricordo di una donna dal carattere forte ma umile, pronta a sacrificare se stessa per aiutare gli altri. Credo che il più bel dono che possiamo fare alla nostra signora Rosa, è quello di far tornare a nascere i bambini a Carini, magari realizzando un buon reparto di ostetricia affiancato da un reparto di terapia intensiva neona
tale: lassù la “mamma dei carinesi” ne sarebbe davvero felice.