LA "MAMMA" DEI
CARINESI
di Pino Mignano
4-4-1997 è questa la data che ha
visto nascere nell’ex Ospedale Santo Spirito, l’ultimo carinese, da quel
momento i nostri neonati hanno visto la luce a Partinico o a Palermo,
vista fra l’altro l’assenza di cliniche private nel nostro territorio.
Tutto conoscono la vicenda dell’Ospedale di Carini, che nonostante
scioperi e proteste dei cittadini, venne chiuso per snellire la spesa
della sanità siciliana.
Il nostro viaggio nel passato alla ricerca di coloro che attraverso il
loro mestiere si sono fatti conoscere da tutti, inizia con questa
premessa, poiché questo mese parliamo di un personaggio strettamente
legata alla “vita” del “Santo Spirito”. Molti di noi sono nati tra le
sue mani ed è la prima persona che abbiamo visto quando siamo venuti
alla luce. Stiamo parlando della signora Rosa Gulino, per tutti “a
signora Rosa” ostetrica per quasi 30 anni. La signora Rosa nasce nel
1924 a Sciacca. All' età di 22 anni ottiene il diploma di ostetrica
presso l' università di Palermo e nel 1950 viene nominata ostetrica
condotta a Villagrazia di Carini (che allora contava circa 800
abitanti). Abitava presso una piccola casetta nel plesso scolastico
nella tenuta del Barone Tagliavia.

Ben presto divenne molto abile nel
suo lavoro. Non esistevano orari di lavoro prefissati: quando arrivava
“la chiamata” si recava presso il domicilio della partoriente, è qui
iniziava ad assisterla dal travaglio fino alla nascita vera e propria
(solo nei casi più gravi si metteva la paziente sul primo mezzo
disponibile e si portava a Palermo).
Sono tanti gli aneddoti legati alla sua figura, sicuramente uno di
quelli che più sono rimasti nella memoria collettiva, è il parto
trigemellare dei fratelli Conigliaro, un parto ad alto rischio avvenuto
senza aiuto del personale medico (per la cronaca i tre gemelli pesarono
kg 1.1 - 0.900 0.750). Tante sono le testimonianze che abbiamo raccolto
in giro, e tutte raccontano della sua umana bontà e solidarietà.
Dalle sue mani sono passati i gemelli Misseri (“ I ruggiarieddi”) ai
quali essa stesso diede il secondo nome, tante donne che convinse a non
abortire, tante donne alla quale donò aiuto e conforto anche nel post
parto. Rosa vedeva nella nascita di un figlio uno dei più grandi doni
che Dio abbia fatto alla donna, che essendo un essere fisiologicamente e
anatomicamente predisposto per procreare, rinunciare ad un figlio voleva
dire negare la stessa natura della donna, togliendole dignità. Donna
dalla grande fede, sosteneva con forza l’idea che i figli sono una
grazia che Dio manda; paradossalmente lei però ebbe un solo figlio. Nel
1966 inizia la “sua opera” presso il nosocomio locale, lavorando al
fianco dei più bravi medici dell' epoca quali il dottore Nicolo'
Cucinella, il dottore Amenta, il dottore Lo Presti, il dottore Di Pace,
assieme alle colleghe Lina Cusumano, Isabella Marinaro e la giovane
Caterina Armetta (all' epoca ancora infermiera professionale). Il figlio
Salvatore ci ricorda come sua madre vedesse nel suo lavoro una missione
di vita: “dedicava anima e corpo al suo lavoro, spesso lavorava con
poche ore di sonno, “contrastate” a caffè e sigarette e neanche un primo
infarto la fermò dall’aiutare una partoriente”.
Un curiosità: Rosa non voleva che a presenziare in sala parto ci fosse
qualcuno vestito di nero, diceva che era segno di maleaugurio.
L’aggravarsi dei problemi al cuore, determinò la morte il 31-05-1987.
Di lei ci rimane il ricordo di una donna dal carattere forte ma umile,
pronta a sacrificare se stessa per aiutare gli altri. Credo che il più
bel dono che possiamo fare alla nostra signora Rosa, è quello di far
tornare a nascere i bambini a Carini, magari realizzando un buon reparto
di ostetricia affiancato da un reparto di terapia intensiva neonatale:
lassù la “mamma dei carinesi” ne sarebbe davvero felice.